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La Nave Scuola “Amerigo Vespucci” della Marina Militare nelle acque del Cilento

di Santina Bruni

Tre giorni fa eravamo a bordo del nostro Bavaria 50 Thalis quando abbiamo avvistato al largo di Scario la sagoma inconfondibile della Nave Scuola della Marina “Amerigo Vespucci”. La foto è di Antonio, uno dei componenti dell’equipaggio.
Per me è stato un incontro speciale, entusiasmante, che mi ha riportato indietro nel tempo, al lontano 1997, l’anno in cui il “Vespucci” attraccò al Pireo, il porto di Atene. In quel periodo vivevo proprio ad Atene e, grazie all’incarico allora ricoperto in Ambasciata da mio marito, ebbi l’onore di essere più volte ospite a bordo della nave e il piacere di scrivere un articolo per il giornale della Comunità Italiana sull’evento.
Voglio cogliere spunto da questa coincidenza per riproporre lo stesso articolo in questo spazio, come un omaggio senza tempo al simbolo più prestigioso della marineria italiana nel mondo.

La Nave Scuola della Marina Militare “Amerigo Vespucci” nelle acque del Cilento 1

La Nave Scuola “Amerigo Vespucci” al Pireo nel 1997

Venerdì 11 Settembre la nostra Nave Scuola “Amerigo Vespucci”, impegnata nel consueto giro annuale d’istruzione degli allievi del 1° Corso dell’Accademia Navale di Livorno, ha ammainato le vele nel porto del Pireo, dopo aver toccato i porti di Nizza, Malaga, Lisbona, Palermo, Odessa, Istanbul, ed ha inaugurato il suo soggiorno ateniese con uno splendido ricevimento a bordo, in cui l’italianità in termini di squisita ospitalità e di tradizione culinaria ha fatto da padrona.

Gli ospiti, tra cui l’Ambasciatore italiano ad Atene, Enrico Pietromarchi, alti ufficiali delle Forze Armate greche e dei Paesi accreditati, il personale dell’Ambasciata e degli Enti ad essa collegati, esponenti della Comunità Italiana, erano pieni di ammirazione per la bellezza di una struttura che si è mantenuta inalterata a circa 70 anni dal suo varo.
Il legno degli arredi interni lucido come appena uscito dal cantiere, gli ottoni splendenti a specchio, i 30.000 metri di cime in materiale vegetale (sono sintetici solo i cavi di ormeggio) ordinatamente riposti in bella mostra, quasi a costituire essi stessi un elemento decorativo, sono stati la prima visibile testimonianza di un’efficienza organizzativa ad alto livello e di un costante lavoro manuale (il cosiddetto olio di gomito!) che i giovani allievi, impeccabili peraltro la sera della festa nel loro dinner di gala, sono chiamati a svolgere quotidianamente durante la navigazione.

I giorni seguenti hanno visto il Comandante del “Vespucci” Cap. di Vascello Angelo Lattarulo, il Comandante dell’Accademia Navale Amm. Paolo La Rosa ed i suoi allievi, impegnati in manifestazioni e visite ufficiali alle strutture della Marina Militare greca, nel quadro degli scambi bilaterali tra i due Paesi.
La domenica è stata rinnovata la tradizione della Messa a bordo. È questa una consuetudine che si ripete ogni qualvolta una nave militare italiana si ferma al Pireo per quanti vogliono seguire la celebrazione eucaristica in una cornice differente dalle quattro mura della Chiesa, in un’atmosfera di grande raccoglimento, interrotta dal fischio che scandisce i passaggi principali della funzione che si conclude con la bellissima preghiera del marinaio. Il grido di Viva l’Italia del Comandante e l’Hurrà di risposta degli allievi ha dato ai presenti un’emozione intensa. Sì, stiamo andando verso l’Europa unita, è un dato di fatto a cui tutti aspiriamo, ma ad una Europa dei Popoli, in cui il mantenimento delle identità nazionali non può che essere un arricchimento reciproco.

I 115 ragazzi dell’Accademia, dopo i tre mesi di vita spartana a bordo del “Vespucci”, dove hanno dormito sulle amache ed hanno tenuto allenati i loro muscoli non facendo pesi in una comoda palestra, ma arrampicandosi sugli alti pennoni, ritorneranno a Livorno sicuramente diversi, più temprati, più uniti, più preparati.
Ed è proprio questo il compito istituzionale della Nave Vespucci: offrire ai futuri ufficiali della Marina Militare Italiana un periodo di perfezionamento e di addestramento, in cui poter sviluppare e consolidare l’amore per il mare che deve diventare per ognuno di essi campo professionale e riferimento quotidiano.
Ma la vita a bordo del Vespucci deve servire agli allievi anche “per acuire lo spirito di gruppo e l’entusiasmo per la carriera intrapresa, offrire ad essi l’occasione per ampliare orizzonti e conoscenze a contatto con Paesi e genti straniere, acquisire nel contempo sicurezza e coscienza della propria identità culturale in modo da poter considerare con più matura riflessione i problemi della Nazione e della Marina.”

Ci siamo avvicinati tutti noi con profondo senso di orgoglio e di appartenenza a questo appuntamento con il “Vespucci”*, ed è stato un momento di grande emozione e perché no di grande commozione vederlo partire… regale… lo scafo nero e bianco con i fregi d’oro luccicanti nel sole e i cadetti schierati sul ponte a salutare il Paese che li ha accolti con grande simpatia.
Siamo stati un po’ di tempo a guardare la nave che si allontanava all’orizzonte … verso altri porti, verso altri Paesi … una prestigiosa rappresentanza di quell’Italia dei valori, dell’efficienza, dell’ingegno, il cui contributo è stato e sarà ancora necessario per il cammino della civiltà.

Santina Bruni Cuoco

*Il veliero “Amerigo Vespucci” fu costruito e allestito nel Regio Cantiere di Castellamare di Stabia ed è stato varato il 22 Febbraio 1931, con il compito di avviare alla vita nautica e marinaresca gli allievi ufficiali della’Accademia Navale e gli allievi nocchieri delle Scuole Sottufficiali. Esisteva anche un gemello, il “Cristoforo Colombo”,che però alla fine della guerra fu ceduto alla URSS in conto risarcimento danni di guerra. La nave è lunga tra i 70 e i 100 metri, la larghezza massima è di oltre 15 metri, la superficie velica è di 3000 mq. I tre alberi hanno un’altezza, rispettivamente, di 50,54 e 43 metri. Per le manovre correnti sono utilizzati oltre 30.000 m. di cavo vegetale di diverso diametro. Durante la campagna estiva il personale di bordo è di 400 unità.

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