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La “Vela” più bella d’Italia

La Nave Scuola della Marina Militare “Amerigo Vespucci” nelle acque del Cilento

di Santina Bruni

Tre giorni fa eravamo a bordo del nostro Bavaria 50 Thalis quando abbiamo avvistato al largo di Scario la sagoma inconfondibile: lo scafo nero e bianco con i fregi d’oro luccicanti nel sole della Nave Scuola della Marina Militare “Amerigo Vespucci”. La foto è di Antonio, uno dei componenti dell’equipaggio. Per me è stato un incontro speciale, che mi ha riportato indietro nel tempo, al lontano 1997, l’anno in cui il “Vespucci” attraccò al Pireo, il porto di Atene. In quel periodo vivevo proprio ad Atene e grazie all’incarico allora ricoperto da mio marito, ebbi l’onore di essere più volte ospite a bordo della nave e anche il piacere di scrivere un articolo per il giornale della Comunità Italiana sull’Evento.
Antica Città di Pompei
Mi è rivenuto il desiderio di dedicare qualche rigo di questo spazio, dedicato peraltro al mondo della vela, per rendere onore al simbolo più prestigioso della nostra marineria, costruito e allestito nel Regio Cantiere di Castellamare di Stabia e varato il 22 Febbraio 1931, con il compito di avviare alla vita marinaresca gli allievi ufficiali della Accademia Navale e gli allievi nocchieri delle Scuole Sottufficiali. Qualche numero per i patiti delle cifre. La nave è lunga tra i 70 e i 100 metri, la larghezza massima è di oltre 15 metri, la superficie velica è di 3000 mq. I tre alberi hanno un’altezza, rispettivamente, di 50,54 e 43 metri. Per le manovre correnti sono utilizzati oltre 30.000 m. di cavo vegetale di diverso diametro. Durante la campagna estiva il personale di bordo è di 400 unità. All’interno, nel periodo in cui sono stata a bordo e cioè venti anni fa, la struttura conservava intatta la bellezza originale, ma ritengo che nulla sia cambiato in questi 20 anni. Il legno degli arredi lucido come appena uscito dal cantiere, gli ottoni splendenti a specchio, i 30.000 metri di cime in materiale vegetale (sono sintetici solo i cavi di ormeggio) ordinatamente riposti in bella mostra, quasi a costituire essi stessi un elemento decorativo, la prima visibile testimonianza di un’efficienza organizzativa ad alto livello e di un costante lavoro manuale (il cosiddetto olio di gomito!) che i gli allievi del 1° Corso dell’Accademia Navale di Livorno, nel consueto giro annuale d’istruzione, sono tenuti a svolgere quotidianamente durante la navigazione. Dopo i tre mesi di vita spartana a bordo del “Vespucci”, dove dormono sulle amache e tengono allenati i loro muscoli non facendo pesi in una comoda palestra, ma arrampicandosi sugli alti pennoni, ritorneranno a Livorno sicuramente diversi, più temprati, più uniti, più preparati. Ed è proprio questo il compito istituzionale della Nave Vespucci: offrire ai futuri ufficiali della Marina Militare Italiana un periodo di perfezionamento e di addestramento, durante il quale poter sviluppare e consolidare l’amore per il mare, che deve diventare per ognuno di essi campo professionale e riferimento quotidiano. Ma la vita a bordo del Vespucci deve servire agli allievi anche “per acuire lo spirito di gruppo e l’entusiasmo per la carriera intrapresa, ed offrire loro l’occasione per ampliare orizzonti e conoscenze a contatto con i Paesi e le genti straniere che incontrano durante il tour di rappresentanza